L’altro sguardo.
Scendono dall’alto,
seguendo
un percorso lungo,
non
segnato, spesso in balia del vento,
mutevole
e dispotico.
Un
viaggio senza riferimenti,
sospeso
in un pallore bianco, grigio.
Fiocchi,
leggeri
capolavori di architettura cristallina,
si
sfiorano, incrociano le loro strade senza ritorno
sino
alla terra, che da laggiù lentamente
sembra
venire loro incontro.
La
forza di gravità è loro ignota
e
al loro sguardo sono gli alberi sfuggenti a salire
verso
il punto dove la neve nasce.
Dove
il viaggio si ferma si decide
il
destino della loro sopravvivenza:
rami
d’albero curvi dal peso,
ripidi
tetti, rocce a picco,
tormentate
strisce d’asfalto,
parabrezza
percorsi da spazzole assassine,
versanti
soleggiati per una vita breve
o
gelidi canaloni a Nord
per
restare ancora,
fino
alla prossima vita.
Versione in lingua inglese a cura
di
The other gaze.
They
descend from above,
down long swirling slides,
buffeted often by the whims
of a despotic, erratic wind.
Spiraling downward through nothing,
suspended in a grey-white pallor.
Flakes,
flimsy masterpieces of sparkling architecture,
brushing and interweaving
in their routes of no return down to the earth,
which seems to slowly rise up to meet them.
They know not about the force of gravity
And to their gaze the elusive trees rise up
Towards the point where the snow is born.
Where the journey ends
their survival is decided:
branches bowed under the weight,
steep roofs, sheer rock faces,
winding tarmac roads,
window-screens swiped by wipers,
sunny slopes for a short life
or freezing North-facing gullies
in which to lie,
until the next life arrives.
Traduzione a cura di